Il divario di genere

Cosa significa divario di genere?

E’ la differenza di prospettive e possibilità dovute all’appartenenza a un genere. Per ogni nazione il divario di genere si può misurare su criteri economici, politici, in materia di educazione e di salute. Se il divario è alto vuol dire che è molto diverso in quel paese nascere uomo o donna. Non dice nulla, invece del livello assoluto delle possibilità e delle condizioni di vita. Ci sono paesi in cui il livello assoluto di opportunità, accesso all’istruzione, salute sono bassi, ma non vi è grande differenza tra uomini e donne. Può essere vero anche viceversa: vi sono paesi in cui il livello assoluto è buono, ma le differnze tra generi ampie.

Chi lo misura?

Il World Economic Forum (WEF) ogni anno (dal 2006) produce una graduatoria sul divario di genere nelle principali nazioni del mondo (quest’anno ne ha monitorate 136). L’indice complessivo considera quattro macro-aspetti (partecipazione alla vita economica/lavorativa, partecipazione alla politica, accesso all’educazione e livello di salute). Viene stilata anche una graduatoria separata per ciascuno degli aspetti considerati e vengono fatti confronti fra paesi simili per reddito o appartenenti alla stessa area geografica.

Perché è importante misurare il divario di genere?

Per sensibilizzare e mobilizzare tutti i portatori di interesse (non solo le donne, ma la classe politica, le organizzazioni e gli uomini illuminati) e per tenere traccia dei progressi effettuati.

Come si posiziona l’Italia?

L’Italia nel 2013 è risultata 71 esima nella graduatoria complessiva. Da quando viene calcolato l’indice, più o meno, siamo rimasti nello stesso intorno (70esimi-80esimi).

Quali sono le aree su cui l’Italia non ha divario di genere?

Nell’accesso all’istruzione, dove, per fortuna, siamo praticamente alle pari opportunità (anche se le donne studiano meno materie scientifiche e ingegneria). Se da un lato la sostanziale parità nell’istruzione è un dato molto positivo, dall’altro rende ancora più inquietante la bassa partecipazione alla vita lavorativa e il divario salariale. Cosa succede alle donne quando passano dallo studio al lavoro? Perché? Siamo proprio sicuri che sia solo un problema di conciliazione? Questo è uno dei temi trattati (da un punto di vista pratico) nel libro Il Talento delle Donne.

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Quali sono i punti su cui l’Italia deve migliorare di più?

Dei quattro indici, quello che riguarda la partecipazione delle donne al lavoro e alla vita economica, è quello più preoccupante. L’Italia è 97esima su 136 paesi. Ancora più allarmante il sotto-indice che misura il divario nei salari a parità di mansione. Siamo 124esimi. I due dati letti insieme ci dicono che essere donna in Italia significa partecipare meno alla vita economica e, quando si partecipa, trarne meno vantaggio economico. I due aspetti sono collegati: salari esigui e minori possibilità di crescita non incentivano le donne a restare nel mercato del lavoro. Infatti, in Italia, abbiamo un alto numero di donne che dopo la maternità (soprattutto dopo la seconda) abbandonano. Questa emorragia di talenti, oltre a riflettere un’ingiustizia nel trattamento, è uno spreco. Molte organizzazioni ne sono consapevoli e vorrebbero fare qualcosa. A loro è dedicata la sezione Per le Organizzazioni di leadershipfemminile.com.

Il divario di genere ci danneggia?

Anzitutto, il divario di genere è un problema di equità e meritocrazia. Inoltre, le nazioni e le organizzazioni possono essere competitivi solo se riescono a sviluppare e utilizzare tutti i talenti a disposizione. Avere divario di genere in un paese significa quindi anche che non stiamo competendo al meglio.

Che effetti produrrebbe colmare il divario di genere?

Sono stati fatti molti studi che indicano chiaramente come una maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro aumenterebbe il PIL. Si discute tra economisti dell’entità dell’effetto, ma non del fatto vi sarebbe.

Come posso approfondire la mia conoscenza del divario di genere?

Leggendo il Report 2013 del WEF.

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