Il Talento delle Donne – Segreto N.2 – Le donne fanno più fatica a farsi avanti

Il Talento delle Donne – Segreto N.2 – Le donne fanno più fatica a farsi avanti

Fatto. Quando si tratta di auto-candidarsi per qualche progetto o posizione, le donne in genere esitano anziché affrettarsi e spesso, dopo averci pensato un pò su, decidono di non farsi avanti o di farlo molto cautamente. Per inciso, a quel punto di solito “les jeux sont faits rien ne va plus”, cioè si è chiusa la finestra di opportunità perché sono situazioni in cui la velocità è rilevante.

Diffidate delle prime spiegazioni che vengono in mente (non sono necessariamente quelle giuste). Si potrebbe pensare che le donne esitino perché poco motivate alla carriera e/o alla crescita personale oppure perché non amano le sfide..

Realtà. Ci sono almeno tre fenomeni alla base di questo comportamento:

  • Il primo è il solito stereotipo che fa capolino: ne abbiamo già parlato a proposito dell’ambizione-bonsai delle donne. Lo stereotipo femminile, oltre a essere altruista, cioè l’opposto di individualista (cosa che rende alle donne difficile manifestare ambizione), è anche non-agentico, cioè non-proattivo, il che rende difficile farsi avanti e proporsi. Interessante notare come la sfera personale sia più avanti di quella lavorativa.
  • Il secondo riguarda l’altezza dell’asticella che molte donne pongono per se stesse. Diversamente da molti uomini che  “gettano il cuore al di là dell’ostacolo” e osano canadidarsi anche non possedendo tutte le caratteristiche richieste, le donne sembrano ritenere che servano tutte le caratteristiche fin da subito. Perché? Varie ragioni, per esempio la minore propensione femminile al rischio (di fallire, di fare una figuraccia, ecc.). Questa propensione  nelle donne viene spesso soffocata fin da piccole in quanto si tende con loro ad essere più protettivi. Inoltre, spesso le donne confidano meno nelle proprie capacità di costituiire rapidamente le competenze mancanti e di “cavarsela” comunque (minore auto-efficacia).
  • Il terzo c’entra con la sponsorship. Le donne hanno meno sponsor nelle organizzazioni, cioè possono contare su meno persone di potere che le incoraggiano, le consigliano e le aiutano sostenendo la loro candidatira. Quindi la probabilità di riuscita è oggettivamente inferiore a quella di un uomo a parità di altre condizioni. Per una donna farsi avanti richiede non solo un coraggio da leone, ma a volte sprezzo del pericolo. Per inciso: questo è un punto a favore dell’introduzione di meccanismi tipo quote, in quanto incoraggiano le donne facendo percepire probabilità più favorevoli.

Cosa si può fare. Per chi vuole aiutare i talenti femminili a emergere dando così una mano alla meritocrazia e aumentando il talento a disposizione dell’organizzazione, ci sono tre cose da fare:

  • Incoraggiare le donne a prendere qualche rischio in più. Come? Anzitutto, quando fanno bene qualcosa, dare loro feedback positivo e collegarlo a quello che potrebbero fare in più. Il messaggio non deve essere: “sei brava a fare quello che fai, continua così” ma: “sei brava a fare quello che fai, cos’altro potresti fare?“. Poi proponendo loro delle occasioni per uscire dalla comfort-zone, dando piccole sfide per aumentare il muscolo del rischio.
  • Cercare di avere sempre bilanciamento di genere nelle selezioni. Se per una posizione si candidano solo uomini, è utile cercare anche delle donne, anche se bisognasse scovarle  e forse pure convincerle a farsi avanti. Non è una forzatura, ma un tentativo di eliminare una distorsione della meritocrazia talmente radicata da essere diventata invisibile (gli effetti sono visibili nell’assenza di donne nella leadersip).
  • Sponsorizzare le donne. Domandatevi quanti protegés uomini e quante protegées donne avete. Se i numeri sono sbilanciati a favore degli uomini, domandatevi perché, ma non rispondetevi troppo in fretta, ponderate. Infine, identificate qualche donna valida, che potrebbe essere una buona risorsa per l’organizzazione e fatele da sponsor. La mia previsione è vi sarete utili reciprocamente.

Dopo quasi 15 anni che parlo quasi esclusivamente con le donne per far avanzare la leadership femminile, quest’anno voglio rivolgermi anche agli uomini.